Il Primo Comandamento

primoUno studio sui dieci comandamenti…mi rendo conto che non sia una grande novità per nessuno, eppure gli argomenti che mi accingo a raccontare hanno cambiato il mio approccio allo studio della Bibbia e  hanno rivoluzionato il mio modo di pensare al Santo Benedetto. Questo studio si è rivelato essere un viaggio sorprendente. Un viaggio ai confini di un mistero rivelato e di una promessa attesa. Il mistero è quello di Dio, del suo ineffabile Nome, della sua Parola consegnata a Mosè; la promessa è quella di una vita degna di essere vissuta, in cui libertà, giustizia, rispetto della dignità umana siano i capisaldi in altre parole il tempo, ormai imminente, del ritorno di Gesù: il Messia.

Buona Lettura!

QUELL’ASSURDO DI LIBERTA’ NEI DIECI COMANDAMENTI

La nostra storia comincia dopo tre mesi da quando gli israeliti erano entrati in quel deserto dai tanti nomi che i carovanieri normalmente attraversavano in quindici giorni e mai avrebbero immaginato che in quei luoghi ne avrebbero trascorsi parecchi altri, quarant’anni per l’esattezza.

Gli egiziani credevano ancora che quella massa di persone sarebbe tornata indietro stremata da quell’assurdo di libertà. Non erano neanche un popolo, erano solo uomini e donne che condividevano un antenato, ed una solitudine. Ma accade qualcosa di inaspettato. In una terra arida e ostile alla vita quale solo un deserto può essere, nacque qualcosa di nuovo: un popolo. La condizione che il Santo Benedetto pone per questa nascita è la libertà. Libertà ‘fuori’ e ‘dentro’, la prima si manifesta con l’uscita dall’Egitto; la seconda è il dono del Decalogo, le Dieci Parole, che non sono Parole di Legge ma le Leggi della Parola, il dinamismo stesso della vita, la gioia di vivere, la pienezza del sentirsi umanità. L’uscita dall’Egitto fù una nuova nascita, un battesimo di nuova vita nel passaggio tra le acque del Mar Rosso (1 Corinzi 10,1-13).

Tornando alla nostra storia, troviamo gli Israeliti ai piedi del monte Sinai. Arrivavano da Refidim (Es 17:1-8; 19:2; Nu 33:14-15) dove la loro fiducia verso Dio aveva vacillato per la mancanza di acqua ma fù sempre a Refidim che respinsero l’esercito di Amalek.

esodo copiaCon loro, davanti alla Montagna, Mosè.

MOSE’

Quando nacque scampò ad una strage di bambini, salvato da una giusta tra le nazioni, Bythia la figlia del faraone. Fù cresciuto da una nutrice ebrea, sua madre naturale, che inculcò nei suoi primi anni di vita il germe ebraico facendolo crescere in un’atmosfera Levitica. Cresciuto fu riconsegnato alla figlia di Faraone. Divenne un principe egiziano. Capitano della leggendaria cavalleria del faraone, per il quale rischiò la vita sui campi di battaglia. Bevve a piene sorsi la filosofia egiziana, studiò il ‘libro dei morti’ che gli egizi dovevano recitare davanti ad Osiride e conobbe anche il ‘Codice di Ammurabbi’ dei babilonesi. Bruscamente, brutalmente, senza che si sappia perché, si realizzò in lui il risveglio alla coscienza ebraica. Risveglio che la Bibbia condensa in alcune parole lapidarie: “Quando Mosè fu cresciuto, si recò dai suoi fratelli” (Es 2:11). Questo ritorno è Esodo per eccellenza, è ritorno verso se stessi, è ritorno verso Dio, è Teshuvah.

DIO DELLA STORIA

Leggendo il comandamento si osserva che il Signore, inaspettatamente, si presenta come Dio della storia e non come il Creatore del Cosmo.

La cosa più logica sarebbe stata che si fosse presentato come il Creatore del cielo e della terra, questa sarebbe stata la forma forse più ragionevole. Invece Lui si presenta come Dio che interviene nella storia. In realtà il rapporto tra Dio e Uomo è un rapporto nel quale Dio si presenta come Colui che interviene nella storia per liberare l’Uomo. Probabilmente perchè l’uomo per sua struttura e conformazione capisce la sua esperienza che è un esperienza storica e non i grandi principi dell’essere. Solamente pochi possono capire i grandi principi dell’essere e i dieci comandamenti non sono per pochi ma devono essere per tutti, quindi devono essere comprensibili sia da chi ha una capacità di comprensione ontologica, che è una minoranza, sia da chi ha una capacità di comprensione storico esistenziale che è invece la maggioranza.

Per la tradizione Ebraica così come per quella Cristiana, Dio entra nella storia, l’infinito entra nel finito. Per i Cristiani, Dio diventa uomo, il Verbo, – la Parola diventa Carne: è un incarnazione nella carne. Per gli ebrei, Dio diventa testo. Dio si manifesta in un testo e nei suoi limiti, la Torah dunque non è più un informazione su Dio ma è una manifestazione del divino. Questo è uno dei motivi per cui non è possibile ricevere la Parola e mettersela in tasca, far credere di possedere l’infinito e che lo si domini. La responsabilità degli uomini è di rendere all’infinito il suo statuto di infinito.

UNA NUOVA CONCEZIONE DELLA REALTA’-

Secondo la tradizione ebraica il mondo è stato creato con Dieci Parole (provate a cantare nel primo capitolo di Genesi della vostra Bibbia quante volte è ripetutata la parola ‘Disse’!). È un parlare dolce che crea la natura. Sono dieci parole che in sette giorni creano il Cosmo che è un “sistema di leggi”.  Sul Sinai sono ancora Dieci le Parole dette da Dio ed un altro “sistema di leggi” viene promulgato. Il primo è un sistema di NECESSITA’ che è la Natura, nessuno cioè può esimersi dal rispetto delle leggi naturali quali la gravità, il secondo è un sistema di LIBERTA’ in quanto il rispetto dei comandamenti non è obbligatoria ma è una scelta. Il passaggio tra la fase della natura pura e semplice come stato di necessità e la dimensione della libertà avviene in Pesach dove si verificano le dieci piaghe. Le piaghe di Egitto rappresentano il superamento delle leggi naturali, esse sono il sovvertimento di ciò che la natura direbbe che bisogna essere. È come dire che dalla dimensione naturale attraverso le dieci piaghe si passa alla dimensione del superamento delle leggi naturali alla dimensione della libertà. Si potrebbe intravedere una simmetria con il Nuovo Testamento, infatti anche la vita, la morte e la resurrezione di Gesù, che incarna festa di Pesach, rappresentano un sovvertimento delle leggi naturali ed un passaggio ad un sistema di Libertà.

FAREMO E ASCOLTEREMO

Quando il Signore parlò tutta la terra rimase in silenzio. Quando il Signore presentò lamoses-mt_sinai Torà sul Sinai nessun uccello cinguettò, nessun bue muggì, nessun serafino proclamò la santità del Creatore. Il mare non si mosse, tutto l’universo ammutolì e ciò quando la Voce nel signore pronunciò: “Io sono il tuo Dio”, essi ricordando tutte le volte che avevano visto l’Egitto adorare le forze della natura come deità capirono che il Signore è Ehàd, è Uno. Il Santo Benedetto donerà personalmente la Legge – si udì dire in mezzo al popolo e il loro entusiasmo fu tale che dissero – Tutto quello che il Signore ha detto, faremo e ascolteremo – proclamando così la loro disponibilità ad osservare le norme prima ancora di averle udite.

Qual’è il comando del Primo Comandamento?

Un’altra riflessione che probabilmente ognuno di noi ha fatto leggendo il Primo Comandamento è: qual’è il comando?.

C’è un avvenimento citato nei Vangeli che penso venga in nostro aiuto. Accadde che un giovane, ben noto nella sua città e annoverato tra i capi, incontrò Gesù e quando Lo vide si gettò ai suoi piedi. Il ragazzo non domandò dei grandi quesiti di cui spesso dibatteva in pubblico, chiese semplicemente ciò che molti di noi almeno una volta nella vita si sono domandati cioè: cosa bisogna fare per vivere per sempre?. Lui lo guardò ma non aggiunse nulla di nuovo a quanto già non si fosse udito in Israele, se vuoi entrare nella vita – disse – osserva le Asseret Diberot (Mc 10:17-22; Lu 18:18-27; Mr 10:17-27).  ‘Quali?’ chiese incredulo il giovane, che probabilmente si sarebbe aspettato ben altre novità dall’uomo che tutti riconoscevano come un rivoluzionario, molti come liberatore e alcuni addirittura come il Messia. E invece proprio a quelli si riferiva il suo interlocutore: alle Dieci Parole dette sul Sinai. Quelle ascoltate dal popolo direttamente dalla voce del Signore.
Una delle cose incredibili di questa storia è che due dottori della Scrittura hanno un fraintendimento proprio riguardo ai Dieci Comandamenti che sono un pilastro della Legge. In realtà la causa di questo fraintendimento risiede nel fatto che ciò che viene comunemente tradotto come ‘Dieci Comandamenti’ in  ebraico si dice: ‘Asseret Diberot’. Asseret cioè ‘dieci’, Diberot cioè ‘detto’ o ‘parlata’ (deriva dalla parola ‘davar’), pertanato la traduzione più fedele al testo originario sarebbe: ‘ Le Dieci Parole’.

A questo punto abbiamo, apparentemente, complicato le cose perchè essendo i Dieci Comandamenti in realtà  ‘Dieci Parole’, ciò implica che potrebbe anche non esserci un comando nel primo comandamento (o meglio prima parola). Tale problematica è stata ampiamente affrontata tra i commentatori medievali e successivi. Esistono due linee di tendenza sull’interpretazione di questo comandamento. Teniamo però bene in considerazione il fatto che coloro che pensano che esso non sia un comandamento, proprio in quanto tale lo ritengono ancora più vincolante che se lo fosse. Infatti un comandamento è soggetto al libero arbitrio, se non lo è allora vuol dire che è un dato di fatto. In questa linea di pensiero si sostiene che la Mitzvà ricade solo su ciò che è governato dalla libera scelta e dalla volontà, e l’esistenza di Dio non è sottoposta alla libera scelta dell’uomo e quindi non possiamo chiamarlo comandamento, credere o non credere non può essere sottoposto a normativizzazione. Secondo questa visione il comandamento sarebbe una premessa logica ed una presentazione.
Una linea di pensiero diversa è rappresentata da Maimonide che invece, in maniera molto chiara, nel suo elenco (redatto in ordine di importanza) delle Mitzvot pone questo comandamento come primo.

Conclusione

Schiavitù, liberazione, esodo, nuova nascita: la storia di un popolo. Quel popolo a cui noi Cristiani siamo stati innestati (lett. Romani 11). Il loro Dio è diventato anche il nostro Signore, la loro storia è diventata la nostra storia. anche noi eravamo  presenti ai piedi del Sinai. Anche noi abbiamo udito la voce del Signore.

Studiando ho anche scoperto che in fondo, questa storia non è solo la storia di una collettività ma anche di ogni singolo individuo. Ogni esistenza è sospesa tra esodo e Terra Promessa. La vita è  tensione tra memoria e avvento, tra ieri e domani, passaggio dalla promessa alla sua realizzazione. E questa Promessa, questo Avvento non può che essere il ritorno di Gesù: il Messia e del suo tempo.

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[fonti: “Le Dieci Parole – Marc-Alain Ouaknin”, Paoline 2001; “Hanno ritrovato la loro anima – Andrè Neher”, Marietti 2006; Lea Sestieri, Rav Benedetto Carucci, Giorgio Caviglia – Centro di Cultura Ebraica della Comunità di Roma – conferenze su i dieci Comandamenti]

1 Comment

  1. Lo studio è molto interessante, sia per i contenuti che per la semplicità espositiva . vale la pena di continuare.

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