Preghiera

preghiera
Devo ammettere che in certi periodi della vita ci si lascia un pò andare riguardo alla preghiera. Non opponiamo un rifiuto alla preghiera, semplicente sentiamo che le nostre lingue sono bloccate, la mente è inerte, la percezione interiore è oscurata. Non ci rifiutiamo di pregare, semplicemente ci asteniamo dal pregare.
Dimoriamo al confine del mistero e non ce ne curiamo; disperdiamo le nostre anime, mettiamo in gioco solo i nostri interessi. Riversiamo la nostra luce interiore lontano da Dio.  Come afferma A. J. Heschel: “Accettando le congetture come dogmi e i pregiudizi come soluzioni, ridicolizziamo l’evidenza della vita per ciò che è piu della vita” .
Spogliati della capacità di guardare ammirati a ciò che và oltre l’importanza del nostro destino individuale, immersi nell’appassionante inquietudine del sopravvivere, perdiamo d’occhio l’orizzonte del nostro destino, il senso della vita. Rientriamo in noi stessi unicamente quando precipitiamo nel terrore o nell’angoscia. Nell’oscurità cerchiamo a tastoni un po’ di sollievo, frammenti di significato: la PREGHIERA.

Ma c’è un modo più volontario e di ben maggior respiro per accedere alla preghiera rispetto al cordoglio e alla diserazione: è ciò che avviene quando apriamo i pensieri a Dio. “Non possiamo renderlo visibile, ma possiamo renderci visibile a Lui” spiega Heschel. Dunque gli apriamo le nostre menti, con lingua debole ma sensibili nel cuore. Percepiamo più di quanto riusciamo a comunicare.

La consapevolezza della presenza di Dio cresce gradatamente, pensiero dopo pensiero. Improvvisamente, eccoci! È Lui alle soglie della nostra anima. Quando cominciamo ad avvertire timore di ferire ciò che è Santo, di rompere ciò che è integro allora scopriamo che Dio non è più austero.
Pregare è accorgersi della meraviglia, riguadagnare il senso del mistero che anima tutti gli esseri. “La preghiera è l’umile risposta che diamo all’inconcepibile sorpresa del vivere”.
Ma come possiamo trarre dal cuore la musica se la nostra coscienza è un triste agitarsi di paure e ambizioni?
Nella preghiera spostiamo il centro della vita dalla coscienza di sé all’abbandonarsi a Dio. Egli è il centro verso cui ogni forza si orienta.

Ad ogni buon modo la preghiera non è una panacea, non sostiutuisce l’azione. E’ piuttosto come un fascio di luce che fende l’oscurità innanzi a noi. E’ in questa luce che ci è dato di scoprire, a noi che brancoliamo, inciampiamo e ci arrampichiamo con fatica, il luogo in cui siamo, quel che ci circonda, e la direzione stessa verso cui dovremmo incamminarci. Nel suo irraggiamento scrutiamo l’orizzonte delle nostre speranze e il significato delle nostre azioni. Invidia e paura, disperazione e rancore, angoscia e afflizione, pesanti come macigni nei nostri cuori, vengono sfumati e dissipati, come accade alle ombre qundo irrompe la luce.

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[fonti: “L’uomo alla ricerca di Dio –Abraham Joshua Heschel”, Qiqajon (1 settembre 1995)]

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