Il Quinto Comandamento

 Gesù, Isacco e il Quinto Comandamento –

quintoSalivano il sentiero del monte Moria, l’uno portando un PESO di legna sulle spalle e l’altro portando un PESO sul cuore per ciò che di lì a poco sarebbe accaduto: sacrificare Isacco l’unico figlio. Poco prima il Signore aveva chiamato Abramo e lui aveva risposto Hinnèni cioè eccomi, come aveva già risposto la prima volta quando lasciò la sua terra, stavolta però la richiesta è scioccante: “Prendi, su, tuo figlio (et binkhà) il tuo unico (et iehidkhà) che hai amato, Isacco, e vai, vattene verso…”. Abramo obbedisce, egli sa che nulla è in possesso dell’uomo ma tutto è un prestito del Santo Benedetto.

Isacco è nel pieno dei suoi migliori anni, Abramo è anziano. Eppure Isacco si fa legare o si lega egli stessa, mansueto si fa umiliare con una legatura umiliante, una legatura fisica che diventa legame di obbedienza. Akàd è il termine utilizzato nelle scritture per indicare la legatura di Isacco e questa parola compare solo una volta in tutta la Bibbia, solo in questo passo. Abramo brandisce il coltello per macellare (è proprio questo il verbo usato: shòhet cioè macellare) il proprio figlio che è legato sopra i ceppi di legno, mansueto sopra un altare di pietra, e il Signore dice di fermarsi perché “adesso ho conosciuto” (solo adesso? Fin dove arriva, quindi, la conoscenza di Dio della sua creatura?).

Ciò che invece non compare in questo passo è la slegatura Isacco.

Isacco è figura opposta ma simmetrica di Gesù. L’uno in cima al monte Moria l’altro in cima al Golgota, l’uno rannicchiato sopra dei ceppi l’altro inchiodato a braccia aperte, uno sfiora la morte, l’altro la sconfigge. In entrambi i casi non sappiamo della loro slegatura ma ritroviamo il primo a scendere con le sue gambe dal monte Moira con un sorriso profetizzato nel suo nome Isacco cioè risata, l’altro risuscitato in nuovo corpo che adempie la profezia nel suo nome Gesù cioè Dio Salva. La slegatura, in entrambi i casi, è opera segreta tra padre e figlio, scritto tra spazi bianchi delle righe. Il comune denominatore è il legame di onore e di rispetto tra Padre e Figlio.

Come abbiamo detto il verbo Kabed, che troviamo nel quinto comandamento, significa ‘dare PESO’, non è quindi detto di amare, ma di rispettare e onorare i genitori. E’ infatti evidente che non si può imporre di amare, specialmente nei casi in cui i genitori non si sono comportanti durante il corso della vita, verso i propri figli come avrebbero dovuto. Ma l’onore e il rispetto che dobbiamo, le cure che dovute ai nostri genitori esulano da quello che può essere stato il genitore.Un obbligo di amare?

In ebraico, la parola ‘leggero’, contrario di ‘pesante’, si dice qal, vicinissima al termine qalal cioè ‘maledire’. Maledire qualcuno significa non dargli sufficientemente peso, alleggerirlo. Dare peso, riconoscenza e gratitudine: in questo modo il figlio, maschio o femmina, offre la propria benedizione ai genitori.

Imparare il ringraziamento

L’onore e il rispetto reso ai genitori non è altro che la riconoscenza per il bene ricevuto da loro e in primo luogo per la vita che ci hanno donato e la cura con cui ci hanno fatto crescere. Il concetto di riconoscenza è al centro della tradizione biblica.

Lot fuggiva con le due figlie e la moglie da Sodoma e Gomorra (Gn 19). La curiosità spinse la moglie di Lot a violare il divieto di girarsi e guardando la distruzione delle città fù tramutata in una statua di sale.

Le figlie di Lot, nella convinzione che tutta l’umanità fosse stata sterminata, decisero di giacere con il padre e nacquero così due bambini che furono capostipiti di due popoli cioè i Moabiti e gli Ammoniti. Era accaduto però, prima dei fatti di Sodoma e Gomorra, che Lot fosse catturato dai quattro re e poi liberato dallo zio Abramo (Gn 14). Ma per questa liberazione Lot non mostrò alcuna particolare riconoscenza o gratitudine. Secondo i Maestri della tradizione ebraica questo principio di ingratitudine sarà trasmesso anche ai due popoli generati da Lot. Infatti quando Israele entrò nella Terra Promessa essi non gli andarono incontro con pane ed acqua ma assoldarono il profeta Balaam per maledirli. Per questo nel libro di Deuteronomio (23,4) è affermato che gli Ammoniti e i Moabiti non entreranno nell’Assemblea di Dio neanche alla decima generazione.

In questa ottica è sorprendente il fatto che i Moabiti, un popolo escluso che discende da un incesto tra Lot l’ingrato e le sue figlie, facciano parte della genealogia del Messia. Ciò è dovuto al fatto che Ruth è simbolo della gratitudine e della riconoscenza. Ruth è la donna del dono e della dedizione senza limiti, rivolgendosi a sua suocera Noemi dice: ‘dove andrai tu andrò anch’io, dove ti fermerai mi fermerò, il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio, dove morirai tu, morirò anch’io e vi sarò sepolta’.

Conclusione

Dai peso a tua padre e a tua madre, dai peso uguale ad entrambi e spingi il carico sulle spalle fino alla sommità raggiunta da Isacco, un altura che è un luogo di incontro in cui sale l’Uomo e scende Dio, fai questo in modo che ‘si allungheranno i giorni’ (questo è l’unico comandamento nel quale si parla di ricompensa). Ogni singolo giorno si prolungherà perché varrà di più. Tu peserai sopra la terra secondo il peso che avrai dato ai tuoi. E quando moriranno continuerai a dar peso nominandoli nel ricordo. Così vedrai i tuoi giorni distendersi, come Isacco che in grazia della sua obbedienza ha avuto in dote l’amore di Rebecca e lunga vita.

Il riconoscimento dei genitori incoraggia il riconoscimento di Dio, così come la gratitudine verso i genitori alimenta la gratitudine per la bontà che Dio conferisce all’uomo.

[fonti: “Hanno ritrovato la loro anima – Andrè Neher”, Marietti 2006; “Le Dieci Parole – Marc Alain Ouaknin”, Paoline 2001; “Penultime notizie circa Ieshu/Gesù – Erri De Luca”, Terra Cielo 2011; “E Disse – Erri De Luca“, Feltrinelli 2011
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2 Comments

  1. Conoscere i termini ebraici con cui la bibbia è scritta chiarisce e rende più facilela messa in pratica dei comandamenti stessi. La traduzione in greco e latino ci ha privati del suo sapore. Come dice la stessa scrittura ” il mio popolo muore per mancanza di conoscenza”. adoperiamoci affinché questa conoscenza sia diffusa e questo mi sembra adeguato affinché si possa realizzare per chi crede e ha Dio nei suoi orizzonti, ” il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero “

  2. I vostri commenti sono interessanti e semplici. C’è proprio bisogno di sminuzzare determinate pagine bibliche, come si fa con la pappa per i neonati. GRAZIE. Pasquale Iannamorelli

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