Il Quarto Comandamento

Dov’è Dio?-

quarto comandamentoLe religioni sono spesso dominate dalla nozione che anche la divinità, come l’Uomo, risieda nello spazio in località quali montagne, foreste o alberi; il sacro viene associato allo spazio e alla domanda: Dov’è Dio? Spesso nella nostra mente siamo propensi a collocarlo nello SPAZIO cioè nel cielo piuttosto che nell’universo. Il problema è che forse siamo dominati dallo SPAZIO. Noi consumiamo TEMPO per guadagnare SPAZIO. Costruire case, trasportare passegeri e merci, accrescere il nostro potere sullo spazio è il nostro obiettivo. Tuttavia avere di più non significa essere di più: il potere che noi conseguiamo sullo SPAZIO termina bruscamente alla fine dei nostri giorni. Il TEMPO è il cuore dell’esistenza. Il pericolo comincia quando acquistando potere sullo SPAZIO rinunciamo a tutte le aspirazioni nell’ambito del TEMPO, ci vendiamo alla schiavitù delle cose, l’uomo diventa un utensile.

Il tempo per noi è un viscido mostro traditore che ruba momento per momento la nostra vita. Per non dover affrontare il TEMPO, noi cerchiamo rifugio nelle cose dello SPAZIO. Ma la verità è che l’uomo non può sottrarsi al TEMPO. Quanto più meditiamo, tanto più constatiamo che non possiamo conquistare il TEMPO attraverso lo SPAZIO. Possiamo dominare il TEMPO soltanto nel TEMPO.

TEMPO e SPAZIO sono tra loro correlati, non possiamo trascurare l’uno in favore dell’altro. E’ il momento che conferisce il signifiato alle cose.

LA Bibbia si interessa più al TEMPO che allo SPAZIO. Essa vede il mondo nella dimensione del TEMPO e dedica maggiore attenzione alle generazioni e agli eventi, piuttosto che ai paesi e alle cose. Per comprendere l’insegnamento della Bibbia dobbiamo accettarne la premessa che il TEMPO ha per la vita un significato almeno pari a quello dello SPAZIO. Mentre le divinità degli altri popoli erano associate a luoghi o a cose, il Dio di Israele è il Dio degli eventi: il Liberatore dalla schiavitù, il Rivelatore della Torà.

Secondo il libro di Genesi, il termine Qadosh cioè Santo viene usato per la prima volta alla fine della Creazione e viene utilizzato in riferimento al TEMPO: “E Dio benedisse il settimo giorno e lo Santificò”. A nessun oggetto nello SPAZIO viene attribuito il carattere della Santità. agli albori della storia vi era soltanto una santità nel mondo: la santità del TEMPO. Quando sul Sinai stava per essere prinunciata la parola di Dio, fu elevata un invocazione alla santità dell’uomo: “Voi sarete per me un popolo Santo”. Infine soltanto dopo il popolo cedette alla tentazione di adorare il vitello d’oro, fù ordinata l’erezione di un Tabernacolo e quindi la santità nello SPAZIO. In sintesi prima venne la santità del TEMPO, poi la santità dell’UOMO e infine la santità dello SPAZIO.

L’essenza del quarto comandamento è la celebrazione del TEMPO. Per sei giorni la settimana noi viviamo sotto la tirannia delle cose dello SPAZIO ma il SABATO dobbiamo essere in sintonia con la santità del TEMPO, siamo chiamati a partecipare a ciò che è eterno, a volgere lo sguardo dal risultato della creazione in favore del mistero di questa.

Prima l’Uomo o prima il Sabato?

Adamo fu posto nel giardino dell’Eden “per coltivarlo e custodirlo” (Gen. 2, 15). Il lavoro non è soltanto il destino dell’Uomo: esso ha una dignità divina. Ma, dopo aver mangiato il frutto dell’albero della conoscenza, egli fu condannato alla fatica, non soltanto al lavoro: “Nella fatica mangerai…tutti i giorni della tua vita” (Gen.3,17). Il lavoro è una benedizione, la fatica è la miseria dell’Uomo. Il Sabato è stato creato prima della caduta dell’Uomo e pertanto esso non può rappresentare una astensione dal lavoro inteso come ristoro dalla fatica. L’Uomo non è una bestia da soma e il Sabato non serve ad accrescere la sua efficienza sul lavoro. Tre atti caratterizzano il settimo giorno: “Egli riposò, benedisse e santificò il settimo giorno” (Gen. 2, 2-3). Alla proibizione del lavoro si aggiunge perciò la Benedizione della gioa e l’enfasi della Santità.

Gesù e il Sabato

Nei vangeli è citato un episodio sull’argomento, il fatto è così importante che viene raccontato da Matteo, Marco e Luca. Avvenne che un Sabato Gesù e i suoi discepoli stavano attraversando un campo e questi ultimi avendo fame colsero delle spighe per mangiarle. Alcuni farisei accusarono i discepoli di Gesù di non rispettare i precetti Sabattici. Gesù difese i discepoli citando l’episodio in cui re Davide mangiò i pani di proposizione che potevano mangiare solo i sacerdoti ed infine aggiunge: “ Il Sabato è per l’uomo, non l’uomo per il Sabato. Perciò il figlio dell’uomo è Signore anche del Sabato” (Mt. 12, 1-8; Mc. 2,23-28; Lc. 6,1-5).

Le osservazioni che possiamo fare sono diverse, per cominciare l’argomento non è se Gesù abbia infranto o meno i precetti legati al Sabato ma piuttosto se lo abbiano fatto i suoi discepoli, inoltre ad accusarlo non sono tutti i farisei ma solo alcuni (sintomo del fatto che secondo altri farisei l’azione compiuta non era una violazione del Sabato), ma sopratutto in questa occasione Gesù non parla di abolire il Sabato ma anzi si preoccupa di difendere i suoi discepoli dall’accusa di non rispettare i precetti sabbatici.

Un giorno lessi un libro di Pinchas Lapide che, riguardo all’avvenimento in questione, spiega che l’espressione “figlio dell’uomo” in questo caso non può riferirsi a Gesù, dal momento che nella disputa non si tratta né di azioni di Gesù né di azioni compiute da altri su suo ordine, ma semplicemente di un comportamento spontaneo dei suoi discepoli. Perciò il termine ebraico ben adam o in aramaico bar inash (il vangelo è scritto in greco ma i dialoghi si svolgevano in aramaico), va inteso come “ognuno” oppure “uno di noi”. Questa verità è confermata anche dall’avvenimento della guarigione del paralatico, nella quale Gesù dice: “Affinchè sappiate che il figlio dell’uomo ha il potere in terra di rimettere i peccati: Levati su – disse al paralitico – prendi il tuo letto e vattene a casa tua! E quello si alzò e andò a casa sua”. Dopo di che, nella frase conclusiva, si dice: “La folla, quando vide questo…rese gloria a Dio che aveva dato agli uomini tale potere” (Mt. 9,6-8). Non si dice “all’uomo” né al “figlio dell’uomo” ma puramente e semplcemente “agli uomini” al plurale quindi in definitiva a tutti i figli di Adamo.

In conclusione Gesù non solo non abolisce il Sabato ma lo rispetta, in questo senso abbiamo numerose conferme nei vangeli, volendone citare una potremmo ricordare Matteo 24, 20 in cui Gesù esorta i discepoli a pregare che la loro fuga non avvenga di Sabato o ancora in Luca 4, 32 troviamo scritto “Egli scese a Cafarnao, città della Galilea, e insegnava nei giorni di Sabato”.

Ma v’è di più. Il Sabato secondo l’Ebraismo è anticipazione del tempo Messianico della fine dei tempi o, come dicono i rabbini, riflesso del mondo a venire. In ebraico il mondo a venire è detto anche “Sabato universale”, poiché in esso saranno riposo concordia e pace nel senso di pace con Dio, tra gli uomini e nel cuore di ogni uomo. Pertanto Gesù, che noi cristiani riconosciamo essere il Messia di Israele, non avrebbe mai potuto andare contro un istituzione che parla di Lui, del Suo imminente ritorno e di un tempoormai alle porte.

In Conclusione

Credo che uno dei significati del quarto comandamento sia che il compito dell’Uomo è quello di conquistare lo SPAZIO e santificare il TEMPO. Per tutto l’arco della settimana siamo sollecitati a santificare la nostra vita impiegando le ore per la conquista dello SPAZIO. Nel giorno di shabbat ci è dato di partecipare alla santità che è nel cuore del TEMPO.

Il giorno di shabbat è il giorno del rinnovamento della nostra percezione delle cose, dell’apprendimento dei legami etici rinnovati tra gli uomini, un riapprendimento dell’amore e del dialogo. Shabbat è rifiutare l’assurdità del mondo. Non siamo «gettati nel mondo», nel non-senso e nella «cura»,  né possiamo abbandonarci alla facilità dell’esistenza e al nichilismo.

Lo shabbat implica, al contrario, la dimensione dell’«avanti», del «davanti a me», della proiezione verso il futuro del mio essere, della forza interiore che ho dentro, del mio «laggiù» interiore. La possibilità che vi sia un al di là dal presente e da me stesso, questa dimensione, altro non è che quella del Messia e di un tempo messianico. «Ricordati dello shabbat!», è un’ingiunzione a vivere messianicamente, a tendere verso il futuro. Esistere significa vivere attivamente e non appiattirsi sulla passività della facilità dell’essere.

«Scegli la vita», questo è il comando della Torah (nel capitolo 30 del Deuteronomio). Lo Shabbat è il desiderio e la possibilità di costruirsi in vista del futuro, di entrare in una dinamica che sappia creare il senso della mia esistenza futura.

Come scrive Abraham Heschel: “l’eternità esprime un giorno”.

[fonti: “Le Dieci Parole – Marc-Alain Ouaknin”, Paoline 2001; “Predicava nelle loro sinagoghe – Pinchas Lapide”, Paideia 2001; “Il Sabato – Abraham Joshua Heschel, Garzanti 2008]

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4 Comments

  1. Noto che non si esamina se il “sabato” sia proprio lo “Shabbat” ebraico o la domenica, il primo giorno della settimana che i primi Cristiani scelsero come giorno di riposo e celebrazione, o anche qualsiasi altro giorno della settimana. L’importante è che ci sia un giorno interamente dedicato (santificato) all’Eterno.
    La querelle su questo punto è stata ed è infinita, al punto che alcuni arrivano a credere che la non osservanza del vero e proprio Shabbat ci porti proprio nelle braccia dell’Anticristo, concetto puerile e dogmatico.
    Dio vuole che l’uomo abbia un giorno alla settimana, da consacrare a Lui, mettendo da parte ogni attività lavorativa ed ogni affanno, per potersi riposare, ricaricarsi spiritualmente e poi, il giorno dopo, poter riprendere la vita consueta.
    Questo giorno di riposo, che ahimè, non viene quasi più osservato dai Cristiani di oggigiorno, è invece importantissimo, in primis perchè ci viene ordinato da Dio e secondo perchè non ci vuole tanto per capire che abbiamo bisogno di fermarci dalla nostra convulsa vita quotidiana per riprendere “respiro” e poi ripartire. Il fatto che questo comandamento non viene rispettato si rispecchia nelle varie patologie (stress, depressione, ansietà etc.) che affliggono l’umanità e delle quali non sonono esenti i Cristiani.
    Shalom a tutti!

  2. Nella parola di Dio e nella legge dei dieci comandamenti Dio non dice di osservare un giorno di riposo durante alla settimana ma specifica chiaramente fuori di ogni dubbio il settimo giorno SABATO. Benedetto e santificato, poi se vogliamo correggere Dio accomodatevi.

    1. Ciao Saverio, grazie per il tuo commento. Concordo con te sul fatto che il testo biblico parli di Shabbat ovvero del settimo giorno ed inoltre i vangeli confermano il fatto che anche Gesù rispettava il precetto Sabbatico. Però a mio avviso quando si parla di questo comandamento ci si ferma solo sulla diatriba: ‘sabato o domenica’ e non si và oltre. Io ho cercato di studiare il comandamento alla ricerca di nuovi significati e nuovi interrogativi sperando di trasmettere non tanto una conoscenza quanto un amore e una passione verso questa Parola.
      Un caro saluto

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