Il Nono Comandamento

nono“Il SIGNORE disse a Caino: «Dov’è Abele, tuo fratello?» Egli rispose: «Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?» (Gn 4,9). Questa fù la risposta di Caino alla domanda su dove fosse suo fratello. Caino nega di sapere dove sia suo fratello. Per noi non è possibile una tale risposta, noi dobbiamo poter rispondere di lui. Noi siamo custodi di nostro fratello e del nostro prossimo. Il suo futuro ci è affidato e dipende dalla nostra TESTIMONIANZA.

Saremmo portati a credere che il nono comandamento sia un divieto generale contro le menzogne e che riguardi il singolo individuo. In realtà, secondo la tradizione rabbinica è qualcosa di più specifico, l’argomento è il legame con il futuro e con il nostro prossimo. Di fronte al nono comandamento ognuno di noi è obbligato a rispondere del proprio prossimo attraverso la propria testimonianza; è stabilita la responsabilità nei confronti degli altri. Gli uomini ai piedi del Sinai, generazioni presenti, passate e future, udendo questo comandamento divennero legati gli uni agli altri. Ognuno divenne responsabile, con la propria TESTIMONIANZA, della persona di fianco. Ognuno divenne cellula di un unico organismo.

UN CASO DI FALSA TESTIMONIANZA

Così come l’assenza della PAROLA crea una violenza che uccide, come abbiamo visto nel sesto comandamento, l’abbondanza della PAROLA causa la medesima violenza. Basti pensare che perfino gli avversari di Gesù utilizzarono la falsa testimonianza contro di Lui ed ottennero una sentenza di condanna a morte. I vangeli raccontano che alcuni affermarono: “Noi lo abbiamo udito mentre diceva: Io distruggerò questo Tempio fatto da mano d’uomo e in tre giorni ne edificherò un altro non fatto da mani d’uomo, oppure ancora: Posso distruggere il Tempio di Elohim e ricostruirlo in tre giorni” (Mc 14, 55-58 Mt 26,61). Questa falsa testimonianza, come quella che il serpente pronuncia di fronte a Eva per tentarla, ha un fondo di verità. Riprende infatti, falsificandolo, un episodio durante il quale Gesù aveva condannato violentemente le pratiche simoniache che si svolgevano quotidianamente nel Tempio. Offeso dal vedere il Santuario consacrato al Signore trasformato in “una spelonca di ladri”, ne cacciò tutti i mercanti e i cambiavalute che avrebbero dovuto esercitare il loro commercio in altri luoghi.

L’episodio del Vangelo mostra l’intento degli accusatori di Gesù di utilizzare la PAROLA per intervenire nella realtà del mondo. Con la loro falsa TESTIMONIANZA avrebbero voluto spezzare un legame con il futuro.

La PAROLA non è soltanto linguaggio. Come abbiamo gia detto nel primo comandamento, la PAROLA, che l’uomo possiede, significa libertà di creare il mondo. Ma gli dà anche la capacità di distruggerlo. Non dobbiamo dimenticare che il mondo è stato creato dalla PAROLA. C’è forza di costruzione e di distruzione nella PAROLA. Il nono comandamento insiste sulla parola che fa soffrire, che produce una tale violenza sull’altro da renderlo incapace di un futuro.

TESTIMONANZA E LEGAME GENEALOGICO

Allorché non c’è la volontà di accompagnare il nostro prossimo nel suo futuro allora c’è falsa testimonianza. Con la menzogna si rende impossibile la costruzione di un futuro. La parola ebraica Kesher indica il tipo di legame genealogico, ma se ne invertiamo le lettere prende il significato di menzogna. La menzogna inverte il legame genealogico.

Il nono comandamento parla del collegamento con il futuro. Secondo l’ebraico la radice della parola TESTIMONE è la stessa della parola ETERNITA’. Il TESTIMONE quindi non è legato ad una memoria del passato, ma piuttosto rappresenta un collegamento con il futuro. Colui che rende falsa testimonianza, cioè il falso TESTIMONE, spezza un collegamento con il futuro.

Nella Bibbia la prima testimonianza si ha in Genesi 31,45. Giacobbe si ricongiunge con il suocero e decidono di prendere delle pietre per elevare un piccolo monte che testimonierà la loro alleanza. Per la prima volta appare la parola testimonianza/ed . Il piccolo monte testimonia un futuro riconciliato. Al femminile la parola ed significa invece comunità cioè edà, e una comunità altro non è che un insieme di persone che aspirano a costruire insieme un futuro, senza questa volontà di avvenire non c’è comunità. La testimonianza di Giacobbe consisteva in pietre radunate.

Ogni volta che la parola pietra interviene entra in gioco il concetto di legame genealogico. “Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa, …” (Mt 16,18-19) sarebbe stato detto secoli dopo.

CONCLUDENDO

Potremmo quindi dire che Gesù dicendo: “..mi sarete TESTIMONI a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra” (At 1,8) forse ci stia chiedendo non di essere una memoria del passato, ma piuttosto un collegamento con il futuro. Infatti, se è vero quanto abbiamo detto allora nel concetto di TESTIMONIANZA è racchiuso anche l’idea della costruzione di un futuro comune e di un legame genealogico.

[fonti: “Le Dieci Parole – Marc-Alain Ouaknin”, Paoline 2001; “I dieci comandamenti. I doveri dell’uomo nelle tre religioni di Abramo – André Chouraqui”, Mondadori 2001; “E Disse – Erri De Luca“, Feltrinelli 2011]
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