Il Decimo Comandamento

decimo comandamento comandamenti
decimo comandamento comandamenti

Nel testo del decimo comandamento sembrerebbe esserci, a prima vista, uno spreco di parole.

Il comandamento inizia con “non desidererai…” menzionando, in primo luogo, la “casa”, poi ripete: “non desidererai la moglie…”, enumera quindi, diverse cose appartenenti al prossimo e finisce col concludere: “…nulla di ciò che appartiene al prossimo”. Ne potremmo dedurre quanto segue: poichè questo “nulla” include la casa, la moglie del prossimo e tutto il resto, apparirebbe superfluo dare tutte quelle precisazioni. Se il decimo comandamento fosse stato cosi formulato: “non desidererai nulla di ciò che appartiene al tuo prossimo” si sarebbe avuto un comandamento altrettanto conciso e netto di “non assassinerai” o “non ruberai”. Inoltre, dal momento che secondo la tradizione ebraica, “casa” significa sempre “moglie”, si poteva quindi fare a meno di includere quest’ultimo termine nell’elenco di ciò che non è da desiderarsi. Ma forse è proprio questa parola: “casa”, nominata per prima, ad aprire la strada verso ulteriori e inaspettati significati.

La vigna di Nabot

Maimonide dichiara: chi vuol capire cosa significa “non desiderare” legga il capitolo 21 del primo Libro dei Re. Se vogliamo seguire il consiglio troveremo che il capitolo in cui si parla della storia della vigna di Nabot. L’episodio si snoda in seguito allo scisma che, dopo il regno di Salomone, ha diviso in due il Regno: il Regno di Giuda al sud e quello di Israele al nord. Tra i vari re, tre sono quelli famosi per empietà: Geroboamo e Acab sul regno di Israele e Menasse sul regno di Giuda.

Nel racconto della vigna di Nabot, concupita da re Acab, è proprio l’ultimo comandamento ad essere trasgredito. La storia è questa:

1 In seguito avvenne il seguente episodio. Nabot di Izreèl possedeva una vigna vicino al palazzo di Acab re di Samaria. 2 Acab disse a Nabot: «Cedimi la tua vigna; siccome è vicina alla mia casa, ne farei un orto. In cambio ti darò una vigna migliore oppure, se preferisci, te la pagherò in denaro al prezzo che vale». 3 Nabot rispose ad Acab: «Mi guardi il Signore dal cederti l’eredità dei miei padri».
4 Acab se ne andò a casa amareggiato e sdegnato per le parole dettegli da Nabot di Izreèl, che aveva affermato: «Non ti cederò l’eredità dei miei padri». Si coricò sul letto, si girò verso la parete e non volle mangiare. 5 Entrò da lui la moglie Gezabele e gli domandò: «Perché mai il tuo spirito è tanto amareggiato e perché non vuoi mangiare?». 6 Le rispose: «Perché ho detto a Nabot di Izreèl: Cedimi la tua vigna per denaro o, se preferisci, te la cambierò con un’altra vigna ed egli mi ha risposto: Non cederò la mia vigna!». 7 Allora sua moglie Gezabele gli disse: «Tu ora eserciti il regno su Israele? Alzati, mangia e il tuo cuore gioisca. Te la darò io la vigna di Nabot di Izreèl!».
8 Essa scrisse lettere con il nome di Acab, le sigillò con il suo sigillo, quindi le spedì agli anziani e ai capi, che abitavano nella città di Nabot. 9 Nelle lettere scrisse: «Bandite un digiuno e fate sedere Nabot in prima fila tra il popolo. 10 Di fronte a lui fate sedere due uomini iniqui, i quali l’accusino: Hai maledetto Dio e il re! Quindi conducetelo fuori e lapidatelo ed egli muoia».

Questa storia finisce male. Nabot viene trascinato in giudizio ed ucciso. Jezabel va da Acab e gli comunica: “Ora hai la tua vigna…”, ma il profeta Elia interviene e gli dice: “hai assassinato, e ora prendi possesso! Così parla l’Eterno: nello stesso posto in cui i cani hanno leccato il sangue di Nabot, leccheranno anche il tuo…” e la profezia si realizza.

Il rapporto tra il decimo comandamento e questa storia sembrerebbe evidente: il desiderio, nella sua forma più negativa e in casi estremi, può portare ad assassinare! La storia sembrerebbe limpida. Ma troppi interrogativi restano sospesi. Vediamoli.

Acab ha già una vigna, ma la vuole scambiare a qualunque prezzo con quella di Nabot. Perché insiste così tanto per fare questo scambio? Perché vorrebbe trasformare la vigna  bramata in un orto? Anche la risposta di Nabot è strana, avrebbe semplicemente dovuto dire: “Non ti posso dare la mia vigna”, ma invece egli dice: “Mi guardi l’Eterno dal cederti l’eredità dei miei padri!”, perché?

L’unica cosa che appare, fin qui, evidente è che il problema non è la vigna.

Ma chi è in realtà questo re Acab? In ebraico questo nome significa letteralmente “padre-fratello”, questo perché secondo la tradizione ebraica il nome di Acab ne rivela il mancato rispetto della legge della genealogia. In altre parole egli è padre e fratello contemporaneamente – stiamo parlando di incesto-. A causa di questo peccato Acab ha pervertito la successione delle generazioni e si è reso incapace di trasmettere la PAROLA da una generazione all’altra. Inoltre leggendo bene il testo ci rendiamo conto che egli non vuole una nuova vigna, infatti egli dice: “cedimi la tua vigna perché io possa farne un orto” in ebraico “orto” non è un espressione qualsiasi ma è un termine che rimanda alle origini dell’uomo fin al giardino dell’Eden. Acab dice ancora: “è vicina alla mia casa”, nella nostra lingua questa informazione sembra irrilevante ma in ebraico suonerebbe così: “si trova vicino alla mia BET” ossia alla mia origine. Ecco il vero oggetto della concupiscenza di Acab! In sostanza è “l’eredità dei suoi padri” che egli brama. La vigna racchiude il legame genealogico che Acab ha sovvertito a causa del suo peccato di incesto. Il desiderio di Acab diventa brama, è un prurito che diventa artiglio e dirige gli eventi guidandoli alla catastrofe. Forse Acab è corroso dall’invidia o forse sente la necessità di sistemare la sua storia per poter andar incontro al suo avvenire.

In conclusione il comandamento sembrerebbe quindi esprimere la proibizione di bramare non solo la vita del nostro prossimo ma anche la sua origine, la sua storia e la sua eredità. In fondo se ci pensiamo la maggior parte delle persecuzioni contro Ebrei e Cristiani trovano la loro origine proprio nella brama di appropriarsi non solo dei beni materiali ma anche dell’eredità spirituale, basti pensare ad esempio alla follia nazista che da un lato pregava degli ebrei (Gesù, gli Apostoli, Maria…) e dall’altro ne pianificava la distruzione inventando accuse, predicando pregiudizi dai pulpiti e istigando alla violenza; desideravano la nostra Divinità o più probabilmente la nostra eredità spirituale e bruciavano i libri, le scuole e le case di preghiera per possederla. Ma in questo comandamento noi siamo tenuti a tenere a freno il morso del desiderio, a dominarlo. Noi dobbiamo saper ammirare senza voler togliere, dobbiamo saper governare quel sentimento che nasce dalla disparità.

UN INTERPRETAZIONE PENULTIMA…

Ovviamente questa, come anche quelle dei precedenti articoli dedicati ai comandamenti, è solo una delle interpretazioni possibili. Una volta un rabbino ha detto: “Non insegno dei pensieri, ma il desiderio di mettersi a pensare”, le nostre interpretazioni e le nostre risposte sono limitate, sono vincolate al tempo che viviamo, sono sempre penultime, mai definitive. Ma occorre continuare ad ascoltare la Parola, dare nuove interpretazioni, significati inediti, suscitare nuove emozioni, nuova meraviglia. Nelle Dieci Parole, nella Parola di Dio c’è la vita. Interpretare dice il nostro incessante stupore di fronte al miracolo della vita. Amare la vita significa porsi all’ascolto Parola di Dio con i suoi mille bagliori di luce, con la sua forza eterna in cui tradizione e rinnovamento aprono alle mille scintille di una lettura che ne mostra l’incessante freschezza.

EPILOGO

Alla fine di questo piccolo studio sui Dieci Comandamenti ho, inaspettatamente, trovato un comune denominatore a tutti i discorsi che abbiamo fatto: la Libertà.

Su cosa sia la Libertà di cui stiamo parlando, mi sono reso conto di aver già scritto abbastanza nei precedenti articoli e non ho voglia di ripetermi annoiando il lettore, adesso però vorrei fare una cosa più semplice cioè descriverne la forma. Se infatti è vero che è complesso definire la Libertà che Dio ci regala e di cui parlano i suoi Comandamenti e altrettanto vero che disegnarla è molto più semplice. Come racconta la Bibbia, la legge è stata donata divisa in due tavole di pietra. Cinque comandamenti su ogni tavola. La prima tavola regola i rapporti in verticali, cioè quelli tra Dio e l’Uomo, tra Creatore e Creatura. La seconda tavola regola invece i rapporti orizzontali tra gli uomini, tra le creature. Geometricamente è inevitabile che la verticale della prima tavola incontri l’orizzontale della seconda in uno e un solo punto. La figura che compongono queste due rette è la CROCE che è simbolo di incontro tra Dio e Uomo, che è possibilità per quest’ultimo. Sono convinto che se i dieci comandamenti avessero un’ombra questa sarebbe a forma di croce. Inoltre la prima parola dei Dieci Comandamenti è ‘Anochì’ cioè ‘Io’ (riferito a Dio) l’ultima è ‘lereachà’ cioè “per il tuo prossimo”, quasi a condensare che tutti i nostri doveri di esseri umani sono contenuti entro questi due confini; da una parte c’è Dio e dall’altra c’è il mio prossimo. E se io fuoriescono da questo territorio, non sono più in regola. Cioè, se dedico tutta la mia vita a Dio e mi disinteresso del mio prossimo, non sono in regola e ugualmente per il contrario. Quindi la mia vita deve essere in equilibrio tra questi due poli. Dunque la forma della Libertà è la CROCE e nel centro di questa, punto di incontro e di equilibrio tra il trascendente e l’immanente tra Dio e il nostro prossimo: Gesù, il Messia che sta per tornare.

[fonti: “Le Dieci Parole – Marc-Alain Ouaknin”, Paoline 2001; Lea Sestieri, Rav Benedetto Carucci, Giorgio Caviglia – Centro di Cultura Ebraica della Comunità di Roma – conferenze sui 10 Comandamenti]
Dì la tua
Condividi sulla tua rete di contatti Twitter, sulla tua bacheca di Facebook o semplicemente premi “+1″ per suggerire questo risultato nelle ricerche in Google. Diffondere contenuti che trovi rilevanti aiuta questo blog a crescere. 
Hai dei suggerimenti, una prospettiva diversa o semplicemente vuoi dire la tua? Lascia pure un commento qui sotto! Grazie!

1 Comment

  1. Ottimo , chiarisce molte situazioni di scontro generazionali di cui a volte si sconosce l’origine! il cuore è insanabilmente maligno!!!

Leave a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *